Confermata la condanna di Zé Maria:
il Pstu continuerà a difendere la Resistenza palestinese

Nota del Pstu Brasile
Il processo d’appello contro la condanna a due anni di reclusione del presidente nazionale del Pstu [sezione brasiliana della Lit-Quarta Internazionale], José Maria de Almeida, per aver difeso la lotta del popolo palestinese, tenutosi nella mattinata di giovedì 24 settembre, conferma, per il momento, questa condanna illegittima e arbitraria (1).
La relatrice del caso ha votato a favore del mantenimento della condanna; il secondo giudice ha chiesto di esaminare il fascicolo (cosa che avviene quando il magistrato richiede la sospensione del processo per analizzare il caso), ma, nonostante ciò, il terzo ha insistito nell’esprimere il proprio voto a favore della decisione di primo grado. Con ciò, il processo potrà riprendere in 90 giorni, ma l’esito rimane a favore di questa condanna che non ha alcun fondamento e che equivale alla criminalizzazione del sostegno alla lotta e alla Resistenza del popolo palestinese.
Manifestazione e campagna contro la condanna
Mentre all’esterno del tribunale una manifestazione di centinaia di persone in rappresentanza di diverse organizzazioni impegnate nella causa palestinese - partiti, sindacati e movimenti sociali - protestava contro la condanna di Zé Maria e contro il genocidio perpetrato dallo Stato di Israele, all’interno dell’edificio, lo stesso presidente del tribunale ha esercitato pressioni affinché l’udienza si concludesse rapidamente, menzionando persino il numero di e-mail ricevute durante questo periodo di campagna per l’assoluzione del presidente del Pstu.
La manifestazione non si è limitata alla difesa di Zé Maria, ma ha connesso il processo al tentativo di criminalizzazione della lotta del popolo palestinese e alla difesa delle libertà democratiche e di espressione. In questo momento, varie organizzazioni sioniste, come la Conib (Confederazione Israelita del Brasile), perseguono in tutto il Paese gli attivisti che osano criticare la guerra di pulizia etnica condotta dallo Stato di Israele in Palestina. Esistono inoltre azioni intraprese contro il giornalista Breno Altman, il dirigente del Pt José Genoíno, contro militanti del Fronte Palestina di San Paolo, come Soraya Misleh, Muhammad Kadri e Rawa Al-Sagheer, e contro il bar e centro culturale palestinese Al-Janiah.
Fa parte della campagna contro il popolo palestinese e a tutela dello Stato di Israele da qualsiasi critica anche il disegno di legge 1.424/26, della deputata Tabata Amaral (Psb-Sp), che equipara l’antisionismo all’antisemitismo, proponendo una falsa equivalenza tra l’attacco a un’ideologia suprematista che sta alla base di un genocidio in Palestina e il reato di razzismo contro un intero gruppo etnico.
«Dobbiamo accostare questa sentenza alla giustizia dello Stato brasiliano che, con la decisione presa oggi, ha condannato chi sta morendo e assolto chi sta uccidendo», ha affermato Zé Maria. Il dirigente del Pstu ha inoltre affermato che questa decisione, se confermata, ripete quanto fatto dal giudice di primo grado che, invece di tutelare il diritto e la libertà di espressione, la critica allo Stato di Israele e la difesa del popolo palestinese di fronte al genocidio, «ha deciso di difendere il genocidio».
È ora di intensificare la campagna
«Non è una sentenza giudiziaria, di qualsiasi grado essa sia, che cambierà la nostra opinione e fermerà la nostra lotta», ha affermato Zé Maria. Il dirigente del Pstu pone ora due compiti principali: continuare la campagna contro la condanna e la persecuzione che non solo lui, ma anche diversi altri attivisti stanno subendo in questo tentativo di mettere a tacere le voci in difesa del popolo palestinese. E continuare l’altra lotta, fondamentale, alla base di questa condanna: la lotta per la liberazione del popolo palestinese e per la fine del genocidio.
«In ultima istanza, ciò che vogliono condannare è la lotta del popolo palestinese; ciò che vogliono legittimare è il genocidio perpetrato dallo Stato di Israele, e ciò che diremo è: No! Non vinceranno! La Palestina sarà libera, dal fiume al mare», afferma Zé Maria.
«Con la lotta del popolo palestinese e dei lavoratori di tutto il mondo, porremo fine a questo Stato razzista e colonialista di Israele, porremo fine a questo genocidio e, insieme al popolo palestinese, non ci fermeremo davanti ad alcuna decisione di prima, seconda o decima istanza», ha ribadito.
Note
1. Si veda questo articolo: www.alternativacomunista.it/politica/internazionale/brasile-il-compagno-ze-maria-condannato-a-due-anni-di-carcere-per-un-comizio-contro-israele
























