Partito di Alternativa Comunista

Elezioni in Brasile: sosteniamo le candidature rivoluzionarie del Pstu

Elezioni in Brasile:

sosteniamo le candidature rivoluzionarie del Pstu

 

 

di Fabio Bosco

 

 

Le elezioni per la presidenza e il Congresso Nazionale in Brasile si terranno il prossimo 4 ottobre. Lo stesso giorno si terranno le elezioni per i governatori e i parlamentari statali in 26 Stati regionali, oltre che nella capitale, Brasilia.
Ci sono undici candidati alla presidenza, in un’elezione molto polarizzata tra due di loro. I sondaggi di opinione danno un leggero vantaggio all’attuale presidente Lula da Silva rispetto al candidato di estrema destra Flávio Bolsonaro. Gli altri candidati raccolgono meno del 5% dei consensi secondo i sondaggi. Nel caso in cui nessun candidato raggiunga il 50% dei voti, il 25 ottobre si terrà un ballottaggio tra i due candidati più votati.
Queste elezioni sono segnate da oltre 30 anni di declino economico e sociale e, più recentemente, da un’offensiva neocoloniale di Donald Trump su tutta l’America Latina e dallo scandalo di corruzione del Banco Master.

 

Il declino economico e sociale

In questi 30 anni di declino economico, il ruolo del Brasile nella divisione internazionale del lavoro è stato ridisegnato e ridotto fino a diventare, essenzialmente, quello di un grande fornitore di materie prime – ovvero agribusiness, industria mineraria e petrolio – oltre che di un’importante via di transito della cocaina verso l’Europa. La deindustrializzazione, le privatizzazioni e la deregolamentazione del mercato del lavoro hanno portato all’impoverimento della classe operaia.
Negli ultimi 30 anni (2003-2016 e 2023-2026), il Brasile è stato governato dal Partito dei Lavoratori (Pt) dell’attuale presidente Lula da Silva. I governi del Pt, sempre in alleanza con i settori capitalisti più importanti (banche, agribusiness e industria), non hanno interrotto il declino dell’economia né la deindustrializzazione (ad eccezione dei settori legati all’agribusiness, come l’industria alimentare). Per combattere la povertà, i suoi governi hanno attuato politiche sociali assistenziali (la più importante è la Bolsa Família, un sussidio che varia tra i 110 e i 220 dollari per le famiglie al di sotto della soglia di povertà) e ottenuto alcune piccole conquiste, come l’aumento del salario minimo (attualmente circa 320 dollari), che, tuttavia, non ha comportato cambiamenti strutturali: il Brasile è rimasto uno dei paesi con la maggiore disuguaglianza sociale al mondo.
Questo declino economico e i suoi durissimi impatti sulla vita della classe lavoratrice spiegano, da un lato, le difficoltà di Lula da Silva nel vincere le elezioni con ampio margine e, dall’altro, il rafforzamento dell’estrema destra e delle sue idee razziste, maschiliste e omobitransfobiche, che godono del sostegno finanziario di ampi settori del grande capitale nazionale e internazionale.

 

L’intervento neocoloniale di Donald Trump e la corruzione

Al declino economico e sociale si aggiungono le politiche neocoloniali di Donald Trump. Per Trump, l’America Latina è il cortile di casa degli Stati Uniti e, pertanto, tutti i Paesi devono allinearsi agli interessi statunitensi e mettere tutte le loro ricchezze al servizio dell’imperialismo statunitense. Nelle elezioni brasiliane, il candidato di estrema destra, Flávio Bolsonaro, si propone come rappresentante di Trump in Brasile, mentre Lula difende la sovranità brasiliana solo per quanto riguarda gli interessi dei capitalisti brasiliani, come l’agroindustria, al fine di mantenere aperti i canali di esportazione e di investimento verso la Cina e altri paesi.
Infine, c’è la crisi del Banco Master e del suo proprietario, Daniel Vorcaro, una sorta di Jeffrey Epstein brasiliano. Questa banca ha sviluppato sofisticati schemi piramidali e ha sottratto risorse dai fondi pensione dei lavoratori del settore pubblico in collaborazione con governatori e sindaci. Per garantire questi affari, ha messo in piedi una rete di tangenti milionarie che ha coinvolto personalità di spicco, come lo stesso candidato di estrema destra Flávio Bolsonaro, e persino direttori della Banca Centrale e ministri della Corte Suprema Federale, la massima autorità giudiziaria del Paese.
Sebbene i politici di destra e di estrema destra siano i principali coinvolti, compaiono anche un importante senatore del PT di Bahia, il sionista Jaques Wagner, e il giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes, identificato dalla popolazione come un alleato di Lula da Silva.
Di conseguenza, l’esito delle elezioni è incerto. Al primo turno, Lula ha un leggero vantaggio, insufficiente per vincere al primo turno. Pertanto, è molto probabile che entrambe le candidature passino al secondo turno, che si terrà il 25 ottobre.

 

Hertz Dias, il candidato socialista

Il Pstu (Partito Socialista dei Lavoratori Unificato), sezione brasiliana della Lega Internazionale dei Lavoratori – Quarta Internazionale, ha presentato candidature alla presidenza della Repubblica e in 15 stati. In vista delle elezioni, il partito ha elaborato un programma per la rivoluzione socialista in Brasile, pubblicato in un libro di 76 pagine. Questo programma è stato definito «il più di sinistra» tra tutti i partiti anche dal quotidiano borghese Folha de São Paulo. Da esso emergono alcune delle principali proposte presentate dal partito.
La prima di queste è la questione dell’indipendenza nazionale. A differenza di Flávio Bolsonaro, che vuole assoggettare il Brasile al 100% agli interessi di Trump, e a differenza anche di Lula, il cui progetto si limita a vendere le ricchezze brasiliane al miglior prezzo (sia all’imperialismo cinese che a quello statunitense), il Pstu difende un’indipendenza basata sugli interessi della classe operaia: intelligenza artificiale e centri dati nazionali, senza i quali non è possibile parlare di indipendenza; la creazione di un’azienda statale, Terrabrás, per lo sfruttamento delle enormi riserve di terre rare di cui dispone il Paese (circa il 20% delle riserve conosciute in tutto il mondo), con tecnologie che preservino l’ambiente, oltre agli investimenti necessari per sviluppare la lavorazione di questi minerali.
Il Pstu sostiene la nazionalizzazione sotto controllo operaio dei settori chiave dell’economia brasiliana per poter finanziare non solo questi progetti economici, ma anche gli investimenti necessari nell’istruzione, nella sanità e nella previdenza sociale pubbliche, al fine di migliorare qualitativamente il tenore di vita della classe operaia brasiliana.
Un’altra parte importante del programma è la scommessa sull’auto-organizzazione dei lavoratori e dei settori oppressi attorno alle rivendicazioni più sentite dai lavoratori e dal popolo, nella prospettiva di un governo operaio e popolare per il Paese basato sui consigli popolari.
Il programma del Pstu, contro l’estrema destra e di opposizione di sinistra al governo di Lula, è riuscito a ottenere sostegno anche da altri partiti, tra cui quello del Partito Comunista Brasiliano Rivoluzionario (Pcbr), una scissione a sinistra dell’ex Pcb, che svolge un intervento significativo nelle università e tra i settori della gioventù brasiliana. Due settimane fa, il Pcbr ha annunciato il proprio sostegno alle candidature del Pstu, dato che sono le uniche a rappresentare un’opposizione di sinistra al bolsonarismo e al governo di Lula.
Anche la lotta per una Palestina libera, dal fiume al mare, fa parte della campagna. I 96 candidati del PSTU in 15 stati hanno firmato la lettera di impegno di solidarietà con la Palestina. Inoltre, i candidati promuovono la campagna contro la condanna del presidente del Pstu, Zé Maria, per la sua presa di posizione contro il genocidio a Gaza e per il diritto dei palestinesi a resistere all’occupazione che dura ormai da 78 anni.

 

Le altre correnti che si richiamano alla Quarta Internazionale come si schierano?

Diverse organizzazioni legate a diverse correnti che rivendicano la Quarta Internazionale sono presenti in Brasile o hanno preso posizione in queste elezioni.
Una parte di esse sostiene la candidatura di Lula da Silva e/o i candidati della lista elettorale che vede Lula capofila. Tra queste ci sono organizzazioni che costituiscono correnti interne ai partiti della coalizione guidata da Lula [la più nota è il Psol che, oltre a sostenere Lula alle elezioni, fa anche parte della coalizione al governo]. A sostegno di Lula c’è anche il Mes-Psol, sezione ufficiale della Quarta Internazionale mandelista e corrente interna del Psol [in Italia Sinistra Anticapitalista]. Appoggia Lula anche la corrente «O Trabalho» — sezione della Quarta Internazionale lambertista — che fa parte del Partito dei Lavoratori. Tra le forze che sostengono la coalizione di Lula troviamo anche la sezione brasiliana della Rci (Alan Woods, in Italia Pcr), che concentra la propria campagna sul candidato del Psol Jones Manoel, ex dirigente del Pcbr e influencer di sinistra del Brasile.
A sinistra di Lula, Hertz Dias, del Pstu, ha ricevuto il sostegno della Cst (sezione brasiliana dell’Uit-Ci); della corrente Socialismo o Barbarie (guidata da Roberto Sáenz in Argentina); di Voz Operária Socialista (Cori-Ci); della Rcit (corrente guidata da Michael Pröbsting); del Mrt (sezione della Crp); della Lsr (sezione dell’Isa, che sostiene le candidature alla presidenza e a governatore del Pstu, ma i candidati alla Camera dei deputati del Psol, partito di cui fa parte); e del Partido Obrero argentino.
L’organizzazione Revolução Socialista (sezione della Lis, che fa parte del Psol, in Italia legata al Pcl) ha deciso di invitare a votare per i tre partiti situati a sinistra di Lula: il Pstu, il Pcb e l’Up (un’organizzazione stalinista ispirata alle idee di Enver Hoxha).
Infine, vi sono organizzazioni che sostengono il voto nullo, come l’MPR, sezione della Cir, e il Por, sezione della Cerqi.

 

La candidatura di Hertz e il programma rivoluzionario del Pstu

 

Nota del Pstu (Brasile)*

 

In queste elezioni in Brasile ci troviamo di fronte a un caso curioso: tutti i candidati dichiarano di essere contro il sistema. La domanda che sorge spontanea è: se tutti sono contro il sistema, come e perché questo continua a esistere?Ma le cose non stanno esattamente così.
Il sistema è controllato dalle grandi aziende brasiliane e straniere che dominano tutta l’economia e la politica. Il Brasile è soggiogato economicamente agli Stati Uniti, che guidano il sistema mondiale. Il Congresso, i governi territoriali, la Corte Suprema Federale (Stf), le leggi: tutto funziona obbedendo agli interessi dei grandi monopoli capitalisti.
Trump continua a minacciare e ad aggredire economicamente il Paese, vuole interferire nelle elezioni e accentuare la dipendenza del Brasile dagli interessi dei monopoli statunitensi, trasformandoci in una colonia.

 

Il bolsonarismo vuole peggiorare il sistema

Il bolsonarismo non ha alcun tratto «antisistema». Quando era al governo, ha fatto esattamente ciò che il sistema gli ha chiesto. Ha ceduto Eletrobras, ha congelato il salario minimo e ha aperto completamente Petrobras alla politica dei prezzi internazionali.
Flávio Bolsonaro è il volto di questa estrema destra autoritaria e servile, che difende apertamente un ulteriore incremento dello sfruttamento dei lavoratori. Si inginocchia davanti a Trump al punto da promettere al presidente statunitense di organizzare una «transizione» nel caso venisse eletto.
È l’unica forza politica del Paese che fa campagna chiedendo dazi contro il proprio popolo, punendo il lavoratore brasiliano che perde il lavoro. «Antisistema» è solo il discorso. Il progetto è quello di svendere il Paese il più rapidamente possibile.

 

Il governo di Lula difende il sistema

Lula sostiene di essere in grado di migliorare il sistema governando per tutti. Dice di difendere i lavoratori, ma in pratica mantiene in vita il sistema in funzione per arricchire la solita élite di sempre. Se il Lula degli anni Settanta esprimeva un’ascesa operaia che si scontrava frontalmente con il regime militare, oggi il presidente, al suo terzo mandato, è colui che mantiene lo status quo, governa insieme al centro e alla destra, ha aumentato le tasse, batte ogni record nelle concessioni private, tratta con Trump e segue i dettami del grande agribusiness, dei banchieri e dei monopoli capitalisti brasiliani e stranieri.
Misure insufficienti che fanno qualche piccola concessione, come l’esenzione dall’imposta sul reddito fino a 5.000 reais [850 euro circa] e il programma «Desenrola» [intervento statale in accordo con le banche per ridimensionare in parte i debiti dei cittadini], possono anche tradursi in qualche voto in più, ma non affrontano i problemi strutturali del Brasile. Non affrontando il problema della nostra deindustrializzazione, del declino del Paese nell’ordine mondiale e mantenendo l’economia sotto il dominio di 250 grandi imprese controllate dal capitale straniero imperialista, il governo continua a gestire la crisi e, di conseguenza, le condizioni che consentono il perpetuarsi dell’estrema destra.

 

Perché tutti dicono di essere contro il sistema?

Il Pt [il partito di Lula] e l’estrema destra cercano di appropriarsi di un sentimento che si sta diffondendo, soprattutto dopo la cosiddetta crisi della Nuova Repubblica. Una percezione, sebbene ancora vaga, in base a cui, mantenendo tutto così com’è, nulla cambierà, dato che non si sono realizzate le promesse di progresso sociale della democrazia borghese all’indomani della fine della dittatura.
Non è un caso che stiano riemergendo, attraverso il bolsonarismo, persino tendenze golpiste e l’intervento delle Forze Armate nella politica. Non è nemmeno un caso che il PT venga identificato dalle masse come parte integrante del sistema. Ha governato per 18 dei 40 anni di democrazia borghese. È stato responsabile, insieme alla destra, del declino del Paese, amministrando un sistema capitalista fallimentare che non ha risolto i gravi problemi sociali storici del Brasile.
Ecco perché l’estrema destra riesce paradossalmente a presentarsi come «antisistema». Ma dobbiamo smascherare questo imbroglio della destra. Così come dobbiamo conquistare i lavoratori, dimostrando loro che la sinistra e il vero socialismo non hanno nulla a che vedere con ciò che fa la sinistra del sistema guidata dal Pt e dal Psol [un partito riformista brasiliano che ha ministri nel governo Lula e ne sostiene la candidatura].

 

Per contrastare il sistema bisogna contrastare chi domina l’economia

Per affrontare i problemi che più pesano sulla classe lavoratrice e sui poveri, dai salari alla giornata lavorativa estenuante imposta dal sistema 6×1 [la settimana lavorativa di 6 giorni], passando dalla necessità di migliorare sanità e istruzione, è necessario mettere in discussione un sistema che funziona per arricchire sempre di più una manciata di monopoli stranieri, la grande agricoltura industriale e una borghesia nazionale subordinata all’imperialismo.
L’inerzia del governo di Lula di fronte all’attacco dei dazi di Trump e all’escalation di minacce, anche militari, da parte dell’imperialismo statunitense, così come il servilismo e la resa incondizionata dei bolsonaristi, dimostrano come i diversi progetti politici, rimanendo nei limiti del capitalismo e legati a diversi settori della borghesia, siano incapaci di contrastare il sistema.
Lottare per l’indipendenza del Brasile e per migliori condizioni di vita per i lavoratori, cercando di risolvere i problemi strutturali del Paese, come la deindustrializzazione, è parte fondamentale della lotta contro il sistema.
Non c’è reindustrializzazione perché la classe dominante guadagna di più alleandosi con gli stranieri che ci dominano piuttosto che far crescere in autonomia il Paese. Decenni di deindustrializzazione hanno portato alla settimana lavorativa di 6 giorni, al lavoro precario, ai bassi salari e allo smantellamento dei servizi pubblici.
Ora Trump vuole intensificare le politiche coloniali. Privatizzare va anche a scapito dell’indipendenza del Paese. Chi controlla l’energia, il petrolio e le terre rare decide cosa può fare il Brasile, e quella decisione viene presa a New York, Londra o Pechino. Ecco perché Trump ci minaccia con i dazi. Per difendere la propria indipendenza, un Paese deve essere padrone delle proprie ricchezze.

 

Nazionalizzare le imprese strategiche del Brasile

L’estrema destra crede che attraverso il mercato riuscirà a re-industrializzare il Paese. Lula crede che con l’intervento statale riuscirà a invertire il declino. Ma si tratta di un processo strutturale che si è sviluppato negli ultimi decenni e che è all’origine del regresso economico e sociale del Paese. Invertire questo processo e re-industrializzare il Brasile non è una questione di stimoli, incentivi o buona volontà: è una questione di chi controlla le ricchezze del Paese e i mezzi per produrre tale ricchezza.
Vale, Csn, Eletrobras, Embraer, ferrovie, porti: tutto è stato costruito con denaro pubblico e ceduto a prezzi stracciati a gruppi privati. Oggi Petrobras distribuisce 100 miliardi di reais [17 miliardi di euro] in dividendi in quattro anni, e Vale 30 miliardi di reais [5 miliardi di euro]. Solo lo scorso anno, 546 miliardi di reais [92 miliardi di euro] sono usciti dal Paese sotto forma di utili, interessi e dividendi. Quel denaro potrebbe essere reinvestito nel Paese.
Per i lavoratori, la privatizzazione ha sempre significato licenziamenti, esternalizzazioni e servizi peggiori: i treni di San Paolo che prendono fuoco, l’acqua malsana della Sabesp, l’Enel che lascia i quartieri al buio.
Affrontare il sistema significa sottrarre le imprese strategiche dalle mani dei multimiliardari. Per questo il Pstu difende la nazionalizzazione dei settori strategici del Paese sotto il controllo dei lavoratori: nazionalizzare il settore energetico, il petrolio, l’estrazione mineraria, l’agroindustria e la siderurgia. Inoltre, nazionalizzare le banche e il sistema finanziario per controllare il flusso di capitali. È inoltre possibile nazionalizzare settori chiave dell’alta tecnologia, come Avibras – che assume ora un’importanza ancora maggiore a fronte delle minacce militari di Trump – ed Embraer, oltre a garantire una Petrobras al 100% statale.
Con i settori strategici nelle mani dei lavoratori, la ricchezza che oggi esce dal Paese sotto forma di rimesse di profitti può essere pianificata in base alle necessità della popolazione: occupazione, riduzione dell’orario di lavoro senza riduzione salariale, alloggi, sanità e istruzione pubbliche, terra a chi la lavora. Non si tratta di un elenco di promesse isolate. È la via concreta per re-industrializzare, difendere l’indipendenza e garantire miglioramenti nella vita dei lavoratori.

 

Per un governo dei lavoratori senza capitalisti

Non si tratta di dire alle masse popolari «votateci e noi lo faremo per voi». Questo programma per essere attuato ha bisogno che la classe lavoratrice sia mobilitata, organizzata e in lotta. Solo così potrà vincere la resistenza reazionaria dei politici difensori del capitalismo, della stessa borghesia codarda e violenta e dell’imperialismo, che cercheranno di impedire qualsiasi cambiamento favorevole ai lavoratori. Solo così è possibile affrontare l’estrema destra, i multimiliardari e le multinazionali. Chi accetta la collaborazione di classe finisce per amministrare il capitalismo in crisi, come ha fatto il Pt.
Solo un governo della classe operaia e delle masse popolari povere, mobilitate e sostenute dalle proprie organizzazioni, nelle fabbriche, nei quartieri e nei luoghi di lavoro, sarà in grado di prendere in mano le redini del proprio destino, amministrando le ricchezze prodotte dai lavoratori secondo gli interessi degli stessi lavoratori. Un governo che distrugga lo Stato costruito per il dominio della borghesia e dell’imperialismo e costruisca il proprio Stato con un’ampia democrazia dei lavoratori, in grado di garantire che tutti controllino gli aspetti dell’economia e della politica. Solo così si sconfigge veramente la destra e si garantiscono conquiste per i lavoratori.

 

Hertz candidato presidente

Una vita dignitosa per la classe operaia, un Paese libero, sviluppato e indipendente e un governo socialista dei lavoratori sono obiettivi indissolubilmente legati. È questo che la candidatura di Hertz Dias e Vanessa Portugal alla presidenza e le candidature del Pstu in Brasile mettono in campo: una vera alternativa al sistema. Ogni voto al Pstu in queste elezioni rafforza questo progetto.

 

*Il Pstu è la sezione brasiliana della Lit-Quarta Internazionale (di cui il Pdac è sezione italiana)

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