Ancora una volta la Francia
ci dà l’esempio

di Francesco Ricci
Come già aveva osservato Marx, e come è successo innumerevoli altre volte, ancora una volta è il canto del gallo francese a dare la sveglia alle lotte in Europa.
Da una ventina di giorni la mobilitazione innescata dai liceali francesi non si ferma e continua a crescere. Licei e università occupate, piazze stracolme.
Qualcuno osserva che le rivendicazioni iniziali appaiono minimali. La protesta è iniziata contro i tagli all’istruzione, le classi sovraffollate, le scuole che cadono a pezzi, a fronte di una legge finanziaria di Lecornu che prevede ulteriori tagli ai servizi.
Piccole scintille e grandi incendi
In realtà chi accusa gli studenti di star mettendo a fuoco la Francia per poi chiedere solo qualche misura per l’istruzione ignora che le grandi lotte (incluse quelle che sfociano in rivoluzioni) difficilmente iniziano con grandi obiettivi. Però la dinamica della lotta di classe fa sì che anche piccole scintille possano provocare grandi incendi.
Il governo borghese è in grande difficoltà. Ha provato a terrorizzare gli studenti con una repressione durissima, sperando così di convincere ragazzi di 15-20 anni a tornare a casa. A questo dovevano servire, nelle intenzioni del governo, le decine di feriti (alcuni mutilati da granate e candelotti lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo) e le migliaia di arresti di minorenni. Ma come spesso è accaduto (la borghesia pare non aver appreso nulla dalla dinamica del Maggio 1968 e da tante altre occasioni), la repressione non ha fatto altro che suscitare nuove fiammate di lotta: gli universitari si sono uniti ai liceali; i professori ai loro studenti; i genitori sono scesi in piazza per difendere i figli; i vigili del fuoco hanno fatto cordoni di protezione dalla polizia. Poi altre categorie di lavoratori si sono unite: persino gli avvocati sono scesi in piazza in toga.
C’è poi un elemento che fa la differenza stavolta. Una parte rilevante di questi giovani ha fatto le sue prime esperienze di piazza con le manifestazioni per la Palestina. È la cosiddetta «generazione Gaza», la stessa che vediamo nelle piazze «indignate» dello Stato spagnolo per la questione delle abitazioni, la stessa che è stata in prima fila nelle gigantesche mobilitazioni dell’autunno scorso in Italia.
Non a caso la bandiera della Palestina si vede sventolare sempre e ovunque. È ormai la bandiera di una lotta internazionale che scavalca sempre rapidamente il motivo iniziale della singola mobilitazione. Una bandiera che unisce idealmente i giovani palestinesi protagonisti dell’eroica azione del 7 ottobre e i giovani che in tutto il mondo sono spinti inevitabilmente a combattere contro un sistema, quello capitalistico, che a Gaza ha mostrato il suo vero volto, un sistema che offre alle nuove generazioni solo disoccupazione, precarietà, guerre, distruzione del pianeta.
Rivoluzione, non riformismo!
I giovani - che con la loro forza trascinante, a Parigi e in ogni città della Francia, sfidano la repressione borghese, erigono barricate, riscoprono la parola «rivoluzione» - seppelliscono anche tutte le profezie di chi vede nel quadro politico internazionale solo un lato della medaglia - la crescita delle destre nei parlamenti - e non riesce a cogliere la dialettica della storia, o meglio preferisce non coglierla per sostenere le politiche del «meno peggio» con l’alternanza borghese che, imponendo con altre vesti le stesse politiche anti-operaie padronali, non fa che alimentare un circolo vizioso. Anche se inconsapevolmente, è a questi signori, allo scetticismo e all’opportunismo dei partiti riformisti (che, in nome di «fermare le destre», si propongono come aiutanti della borghesia «progressista» di centrosinistra) che i giovani stanno rispondendo: la scelta non è per il «meno peggio» anticamera del «peggio». I giovani francesi «vogliono tutto».
Il legittimo entusiasmo non deve però farci dimenticare che quello che farà la differenza sarà la capacità di saldare questo movimento con quello dei lavoratori. Una saldatura che potrebbe ambire a ben più di qualche piccola concessione dal governo: potrebbe cacciare Lecornu e aprire prospettive realmente radicali, specie se saprà sottrarsi alla demagogia della France Insoumise di Mélenchon, col suo nazionalismo in salsa riformista.
I lavoratori hanno non meno motivi degli studenti per arrabbiarsi e lottare: salari che perdono potere d’acquisto, lavoro precario, disoccupazione, servizi tagliati, bollette e spesa insostenibili, pensioni di fatto cancellate.
Fondamentale sarà non solo riuscire a costruire, anche in Francia, una direzione politica rivoluzionaria all’altezza del vero scontro all’ordine del giorno - quello contro il sistema capitalistico nel suo insieme. A fare la differenza sarà anche, ancora una volta, la solidarietà internazionale. Che non significa semplicemente simpatizzare per le mobilitazioni francesi ma, in primo luogo, costruirne anche negli altri Paesi, anche qui in Italia, perché il nemico da battere è lo stesso.
L’autunno scorso, le grandiose giornate per la Palestina, gli scioperi che hanno saputo sfidare i divieti del governo, ci hanno dimostrato che è possibile. Era possibile anche non fermarci lì: ma sono mancate direzioni politiche e sindacali intenzionate a farlo.
Ecco perché bisogna da subito riprendere le mobilitazioni anche in Italia, a partire dalla giornata per la Palestina del 10 ottobre e sostenendo ed estendendo le prime occupazioni che sono iniziate in alcuni licei. E, a partire da lì, costruire una grande mobilitazione contro il governo Meloni che abbia come orizzonte non certo il ricambio col «campo largo» alle prossime elezioni.
Sapendo, in tutto questo, che le lotte da sole non bastano: l’autunno scorso ce lo ha dimostrato. Dobbiamo andare oltre i cortei, dobbiamo costruire lo strumento organizzato, cioè il partito, che ancora manca, che sappia collegare tra loro le avanguardie di lotta degli studenti e dei lavoratori, e che possa fare questo su scala internazionale.
La Lit-Quarta Internazionale e il Pdac, sua sezione italiana, sono impegnati in questo compito. Facciamo appello a quanti ci leggono e stanno iniziando a conoscere il nostro partito, a prendere contatto e a unirsi a noi.
























